11 gennaio 2018

Elezioni 2018. L'ossessione dem per le interferenze russe

Un rapporto paranoico di un senatore USA, giornalisti che copincollano obbedienti, ed ecco servito un allarme russofobo per le elezioni del 4 marzo. Ormai è un format (perdente). 



di Pino Cabras.
da Megachip.

Ora, non è che io abbia un'ossessione contro i russofobi. Sono i russofobi a essere ossessionati e ossessionanti. Sta diventando un format, poveri noi. Prendete ad esempio questo articolone on line della solitaRepubblica (uno dei più ligi megafoni della NATO):


Già nel titolo e nel sommario troviamo uno spettacolare esempio di «bispensiero» orwelliano, praticamente lo stesso meccanismo psicologico del romanzo 1984, dove il Partito del Grande Fratello pretendeva da chi era bombardato dai contenuti dei teleschermi che credesse contemporaneamente a due verità normalmente incompatibili: doveva sostenere un'idea e il suo contrario, così da non stare mai al di fuori dell'ortodossia, scordando sia di aver cambiato opinione sia l'atto stesso dello scordare. Cioè un principio opposto a quello del XXVII canto dell’Inferno di Dante, «la contradizion che nol consente»

la Repubblica, alla NATO, a casa dei politici USA, la contraddizione invece consente tutto. Tanto che leggiamo:
«Il documento redatto dallo staff del senatore democratico Ben Cardin avverte: "Il Cremlino probabilmente cercherà di favorire i partiti contrari alle sanzioni contro Mosca". Riferimento a M5s e Lega. "L'amministrazione Usa garantisca il processo democratico di un alleato come l'Italia dall'interferenza straniera"»

Cioè, avete letto bene: un’interferenza straniera lamenta che possa esistere un’interferenza straniera. Orwell, maledetto dilettante!

Per corroborare l’analisi, ecco la solita litania: viene citata ancora una volta una sputtanatissima inchiesta maccartista del sito americano Buzzfeed - ripresa in Italia dalla bolla autoreferenziale degli influencer atlantisti - in cui fu descritto un megacomplotto di siti vicini al M5S per combattere il RefeRenzum sulla Costituzione. In particolare, udite udite, ci fu nientemeno che «un video prodotto da Russia Today e promosso dal network del M5s in cui si mostravano migliaia di dimostranti contrari alla riforma costituzionale, quando in realtà erano state filmate durante una manifestazione a sostegno del referendum.» Questi intelligentoni dei Democrats non hanno ancora digerito la grande marea di No che ha ripudiato un tentativo francamente schifoso di manomettere la Costituzione, da loro sostenuto con valanghe di fake news istituzionali, e cercano scuse puerili per negare la forza intrinseca dell'orientamento pubblico e del voto popolare. Altro che Cremlino! Il loro orologio si è fermato il 4 dicembre 2016 e ancora vorrebbero fermare tutti i nostri orologi.

Ma non basta. Paternalisticamente ci dicono: «alcuni partiti sono vulnerabili alle infiltrazioni, non hanno esperienza, non hanno anticorpi». Mentre ci vorrebbe qualche politico virtuoso e non "infiltrabile", perbacco. Ecco che lo trovano nel presidente della Camera, Laura Boldrini, lodata per il suo voler «addestrare gli studenti di 8mila scuole in tutto il Paese alla verifica delle notizie e al riconoscimento delle fake news e delle teorie cospirazioniste sui social media». Compito che sarebbe meritorio, se ben attuato: riconoscerebbe ad esempio nel rapporto del senatore USA Cardin tutti i vizi, le fallacie e le paranoie di una teoria cospirazionista, condita da fake news al cubo. Solo che l’ufficio della presidenza della Camera – forse per inesperienza, per mancanza di “anticorpi” - si è fatto “infiltrare” (usiamo pure questo termine, provvisto di un’irrinunciabile accuratezza) da una brigata di balilla digitali, gente capace di dire che occorre «immaginare un sistema di regole condivise sulla Verità», una roba che starebbe bene solo in uno Stato totalitario. Gente che sembra stupirsi che esista il pluralismo.

Siccome il riflesso russofobo deve essere implacabile, sempre lì si deve andare a parare, perché la nuova guerra fredda è ciò che i democratici americani – e i loro maggiordomi d’oltreoceano – devono alimentare senza flessioni. Se qualcuno ha qualcosa da obiettare sulle sanzioni contro la Russia e vuole raccontare i fatti in dissenso dall’agenda mediatica della NATO, è sicuramente parte di una terrificante guerra asimmetrica di Putin «con l'obiettivo di destabilizzare i governi nelle fragili democrazie di Ucraina e Georgia». Gli addestratori americani di milizie paranaziste e le valanghe di dollari riversate sulla vorace oligarchia ucraina non sono mica interferenze antidemocratiche. Il rapporto dei bravi Dem così preoccupati delle nostre imminenti elezioni e delle "fragili democrazie" non citerà mai un mio articolo del 2014 su Hunter Biden, figlio dell’ex vicepresidente democratico USA e i suoi alleati di Kiev. 

Si bolli tutto come teoria del complotto, e via. E allo stesso tempo si denunci il mega-complottone di Putin che sta congiurando per favorire il «crescente consenso riscontrato dai partiti "populisti e anti-establishment"» in Europa e anche in Italia. Capito? Anti-establishment. Non sia mai che ce lo tocchino, per cui teniamocelo caro, questo bell’establishment che il mondo ci invidia. E teniamoci la cosa che più di tutte interessa ai padroni di Washington: le sanzioni contro la Russia. Anche se queste sanzioni ci fanno molto danno, anche se voler piegare la Russia con le sanzioni è come voler spaventare un porcospino mostrandogli il culo nudo (abbastanza intercambiabile con la faccia di un politico straniero che pretende come salvarci dalle influenze straniere).
Il 4 marzo 2018, dopo il 4 dicembre 2016, potrebbe essere una data preoccupante per i "dem" tanto cari a Repubblica. Per cui già strillano, già denunciano, già fanno i maccartisti, già trovano giornalisti che copincollano obbedienti come soldatini le loro veline. 


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5 gennaio 2018

Siria - Curioso articolo su Repubblica.it

Dopo anni in cui il quotidiano fondato da Scalfari hitlerizzava Assad ed esaltava i 'ribelli', compare un pezzo che demolisce la narrativa di fonte jihadista. Troppo poco e troppo tardi


di Pino Cabras.

Atterro tramite il link di un amico su una pagina web sorprendente, e quasi salto sulla sedia. 
Una delle testate giornalistiche più organiche alla NATO, la Repubblica, ha appoggiato fin dal 2011 l'aggressione alla Siria, bevendosi volontariamente tutti i resoconti della più improbabile delle fonti, l'Osservatorio siriano per i diritti umani, una "one-man-organization" con sede a Londra gestita da un personaggio affidabile come un autostoppista in manette (direbbe Caparezza).

Ecco invece che a inizio 2018, dopo anni di "reductio ad Hitlerum" e demonizzazione di Assad, fa comparire questo articolo non firmato - non nella sezione Esteri ma nella più irraggiungibile sezione Immigrazione - che dice peste e corna del suddetto Osservatorio, senza un solo rigo di autocritica.

Il che mi fa ragionevolmente ritenere che il pezzo sia stato infilato alla chetichella da una manina - chissà se interna o esterna al quotidiano - all'insaputa della redazione, come una piccola ribellione contro le Fake News istituzionali. 

A futura memoria conservo comunque per voi la schermata.

AGGIORNAMENTO h. 13:09:
L'articolo di Repubblica è stato nel frattempo modificato ed edulcorato specie nel titolo (com'era prevedibile). Resta la nostra schermata del pezzo originale.


AGGIORNAMENTO h. 20:30:
In tanti anni non mi è mai capitato di assistere a un caso simile: sullo stesso URL ora c'è addirittura una terza versione. L'articolo è stato rimosso e sostituito con una collezione raffazzonata di considerazioni in merito allo stato dell'informazione sulla Siria. Cosa che mi sembra rivelatrice dello stato dell'informazione dell'Italia.

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Prima versione:

Seconda versione:

Terza versione:

25 dicembre 2017

Come la blockchain restituirà i media alle persone, per salvare il pianeta

di Nafeez Ahmed.


I media non funzionano.
Non funzionano dal punto di vista finanziario.
Non funzionano in termini di contenuto che nei fatti si riferisce a qualcosa, qualsiasi cosa.
Non funzionano in termini di proprietà.
Non funzionano in termini di relazione con il pubblico.
E non possono essere ripristinati. Devono essere trasformati.
Ecco perché INSURGE, la mia piattaforma di giornalismo indipendente e investigativo, sta costruendo un nuovo progetto blockchain, PressCoin, per trasformare i media dal basso verso l’alto.
Non vogliamo riparare un sistema che non funziona. Ne creeremo uno nuovo.

Non c’è tempo da perdere
INSURGE sta istituendo PressCoin e sta passando al livello successivo delle sue operazioni di giornalismo, perché non c’è proprio tempo da perdere. Se vogliamo garantire un futuro bello e attuabile ai nostri figli e ai loro figli, su un pianeta sicuro e stabile, dobbiamo agire ora.
E dobbiamo agire, prima di tutto, nel campo dell’informazione: perché al momento l’assoluta disfunzione dell’architettura dell’informazione globale – rappresentata nell’intersezione dei principali media, delle piattaforme di tecnologia sociale e dei giganteschi aggregatori digitali – sta seminando confusione, paralizzandoci nell’agire nel modo dovuto per affrontare le sfide globali e locali.
Ne siete coscienti? Se è così, allora sarete d’accordo con me che c’è qualcosa che davvero non funziona.
Guardatevi attorno. La pazzia è evidente.
I liberali lottano contro i conservatori e i conservatori lottano contro i liberali. I progressisti combattono il governo, le multinazionali e i super-ricchi. I super-ricchi lottano contro i poveri. Nel frattempo, i filantropi, alimentati dalla loro stessa convinzione e ricchezza, lottano per la giustizia o l’uguaglianza o per qualche povero villaggio in Africa. Il Presidente lotta contro tutti, e tutti lottano contro il Presidente.
E mentre questa farsa continua, sullo sfondo il gioco all’estrazione accelera – e assorbe la somma totale delle nostre azioni collettive e degli impegni che assicurano nulla di meno che una tragica fine, in cui le relazioni disfunzionali dell’umanità con sé stessa, con le altre specie e il pianeta nel suo complesso, ci porta verso la catastrofe.
Siamo attualmente in procinto di violare il limite di gas serra necessario per evitare un pericoloso cambiamento climatico. Dal punto di vista scientifico l’opinione diffusa ci dice che questa direzione probabilmente condurrà a un pianeta in gran parte inabitabile entro la fine di questo secolo – forse entro la nostra vita, e quasi sicuramente entro vita dei nostri figli.
Eppure questo non ci ha impedito di accelerare la nostra estrazione insostenibile delle risorse del mondo. Vari dati indicano la reale possibilità che stiamo esaurendo le risorse minerarie più economiche e accessibili del mondo.
Stiamo esaurendo rapidamente il valore totale (EROI)(1) dell’energia che siamo in grado di produrre dalle risorse esistenti di combustibile fossile, che è diminuito di circa la metà negli ultimi decenni. Questo non significa che stiamo finendo il petrolio: ne abbiamo più che abbastanza per ardere il pianeta proprio fino alla catastrofe climatica. Ma ciò non significa che anche nel mentre il valore economico dei combustibili fossili ha avuto una perdita, i costi economici e ambientali della produzione stanno aumentando. Questo è un male per l’economia, per il pianeta e per il nostro futuro.
E così, un numero crescente di economisti e analisti finanziari si sta rendendo conto che l’imperativo stesso di una crescita economica illimitata si sta cannibalizzando.
Il risultato più probabile è che stiamo entrando in un’era fondamentalmente nuova: un’epoca dei combustibili post-fossili, post-capitalista, post-materialista, in cui le vecchie regole obsolete non si applicano più.
ASSIOMA: la civiltà industriale è alle prese con un grande sconvolgimento, una transizione sistemica che potrebbe portare a regressione, crisi e collasso; o a un nuovo modo di lavorare e vivere, a una nuova modalità di prosperità, a una nuova narrazione del successo.
Il complesso industriale dei media globali, nella sua forma attuale, non è attrezzato per affrontare questo grande sconvolgimento della civiltà per come la conosciamo.
Infatti, il complesso industriale dei media globali è veramente incapace di elaborare in modo significativo le informazioni, al fine di produrre, per una percentuale apprezzabile della popolazione umana, una reale conoscenza fattibile – una reale conoscenza fattibile che possa rendere l’umanità capace di passare con successo alla nuova era.
Perché è davvero una cosa seria. Questo è ciò che deve accadere se riusciremo a raggiungere il 22° secolo nella miglior condizione possibile.
Invece, il complesso industriale globale dei media oggi capitalizza i problemi che stiamo affrontando. Come?
La sua funzione non è affatto fornire conoscenza. Il modello prevalente dei media è monopolizzare e manipolare i flussi di informazioni per produrre credenze ed emozioni che consentiranno ai giganteschi aggregatori di massimizzare i ‘click’, massimizzare i ricavi pubblicitari, massimizzare i profitti – per pochi.
Quindi, piuttosto che creare conoscenza, il complesso industriale dei media globali tende a generare narrazioni in competizione e polarizzate, intorno alle quali diversi pubblici si uniscono in comunità isolate che non possono amalgamarsi; rafforza ipotesi e convinzioni senza insegnare il pensiero critico; smussa un atteggiamento di ricerca e apertura, mentre promuove i valori e gli ideali di una banale dicotomia sinistra-destra che serve ad alimentare una cultura globale di consumismo irrazionale.
Questa struttura mediatica prevalente finisce per limitare la capacità del pubblico di prendere decisioni fondate. E ciò consente che le sfide globali ecologiche, energetiche, economiche, sociali e di altro tipo si accelerino, mentre discutiamo tra noi sull’ideologia.
ASSIOMA: i flussi di informazione sono inesorabilmente legati a processi dominanti di massimizzazione del profitto per una piccola minoranza; a tal punto che la relazione delle persone con le informazioni è gestita come meccanismo di controllo dell’attenzione e della persuasione ideologica. Questa struttura di controllo si basa sul fatto che i cittadini rinunciano al loro potere verso un’autorità, per mezzo della quale devono credere oppure opporsi a un’ideologia.
Tutto ciò sta accadendo perché il complesso industriale dei media globali – il meccanismo della coscienza collettiva dell’umanità – non è libero.
La realtà sgradevole è che sia gli organi di stampa ‘free press’ che quelli ‘fake news’ funzionano come un’estensione strutturale di una forma estrema di capitalismo predatore, usando le informazioni per catturare la ricchezza per pochi a spese di molti, catturando le nostre menti.
Dobbiamo solo guardare cosa c’è sotto per considerare questo dato concreto che ci guarda in faccia.
Negli Stati Uniti, sei enormi agglomerati transnazionali possiedono e controllano l’insieme dei mass media, inclusi giornali, riviste, editori, reti televisive, canali via cavo, studi di Hollywood, etichette musicali e i comuni siti web: Time Warner, Walt Disney, Viacom, Rupert Murdoch’s News Corp., CBS Corporation e NBC Universal.
Nel Regno Unito, il 71% dei quotidiani nazionali è di proprietà di solo tre grandi società, mentre l’80% dei giornali locali è di proprietà soltanto di cinque società.
A livello globale, i maggiori proprietari di media sono sempre più digitali. Oggi, il principale proprietario di contenuti multimediali del mondo è Google, seguito da vicino da Walt Disney, Comcast, 21st Century Fox e Facebook – che, sebbene non sia grande come Google, è il proprietario dei media in più rapida crescita. Google e Facebook monopolizzano insieme un quinto delle entrate pubblicitarie globali.
Queste società controllano la maggior parte di ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo, anche online. Definiscono la nostra comprensione del mondo e anche di noi stessi. Eppure, rispecchiano un piccolo numero di persone che hanno una prospettiva molto ristretta del mondo.
I direttori e gli azionisti di questi agglomerati di media si concatenano tra loro, facendo parte di ciò che uno studio della rivista PLoS One descrive come una “rete di controllo globale delle corporation”.
Esaminando i legami tra 43.000 corporation transnazionali, lo studio condotto da un gruppo di teorici dei sistemi presso il Swiss Federal Institute of Technology ha rilevato che sono dominate da un nucleo composto da 1.318 aziende.
A sua volta, la rete di proprietà dietro questi core-broker dententori di potere risale a ciò che lo studio ha descritto come una “super-entità” di 147 imprese.
In molti casi, i dirigenti di alcuni dei più grandi agglomerati di media globali sedevano contemporaneamente nei consigli d’amministrazione dei giganti dell’industria della difesa, mentre avevano contatti con il governo.
ASSIOMA: la maggior parte di ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo attraverso i media è al servizio ed è strutturalmente condizionata da una rete di interessi speciali, autosostenuti e autosufficienti.
Per comprendere il potere di questi interessi speciali nel monopolizzare le informazioni a servizio dei loro fini particolari, non dobbiamo cercare altro che la storia del più grande proprietario di media al mondo.
Attraverso la lente di Google
Nel gennaio 2015, con il supporto del nostro crowdfund di Patreon, INSURGE ha svelato la storia esclusiva di come Google è stata fondata e si è evoluta sotto l’ala della comunità d’intelligence degli Stati Uniti.
Il mio rapporto ha portato alla luce la documentazione e una fonte messa agli atti di un addetto ai lavori, dimostrando che durante lo sviluppo del codice di base dietro il motore di ricerca di Google, SergeyBrin, come studente post-laurea della Stanford University, aveva ricevuto finanziamenti d’avviamento da un programma di intelligence gestito dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dalla National Security Agency (NSA).
Ciò non era necessariamente insolito – la comunità d’intelligence è stata a lungo coinvolta nella Silicon Valley per ogni sorta di ovvi motivi. La cosa interessante è che probabilmente non avete mai saputo come ciò ha funzionato in relazione a Google. E questo dice molto sul modo in cui opera il complesso industriale dei media globali.
Nel mio colloquio, messo agli atti, con un ex appaltatore della difesa degli Stati Uniti incaricato del programma, ho ricevuto la conferma sbalorditiva che, dall’inizio all’incorporazione, Brin, co-fondatore di Google, ha incontrato regolarmente due persone che non erano affatto della facoltà di Stanford: la Dr.ssa BhavaniThuraisingham e il Dr. Rick Steinheiser.
Entrambi erano rappresentanti di un programma di ricerca della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, sulla sicurezza delle informazioni e sull’estrazione dei dati, l’iniziativa MDDS (Massive Digital Data Systems), sponsorizzata dall’NSA, dalla CIA e dal direttore della Central Intelligence.
Il programma MDDS è citato pubblicamente in un documento scritto da Brin e da Larry Page, collega co-fondatore di Google, mentre si trovava a Stanford, evidenziando in particolare il suo ruolo nella sponsorizzazione finanziaria di Brin nello sviluppo di Google.
Nel loro documento del 1998 pubblicato nel Bulletin of the IEEE Computer Society Technical Committeee on Data Engineering, i co-fondatori di Google descrivono lo sviluppo di uno strumento chiamato PageRank, che a sua volta viene utilizzato “per sviluppare un nuovo motore di ricerca chiamato Google”. Per mezzo di una postilla, SergeyBrin conferma di essere stato “Parzialmente sovvenzionato dal programma Massive Digital Data Systems Program del Community Management Staff, concessione NSF IRI-96-31952”.




Schermata del documento del 1998 del co-fondatore di Google, Sergey Brin, che riconosce finanziamenti “parziali” da parte di MDDS


Thuraisingham è attualmente professoressa eminente al Louis A. Beecherl e direttore esecutivo del Cyber Security ResearchInstitute presso l’Università del Texas (Dallas). Negli anni ’90, ha lavorato per MITRE Corp., un’importante appaltatore della difesa in America, dove ha gestito l’iniziativa MDDS.
“Abbiamo finanziato la Stanford University per mezzo dell’informatico Jeffrey Ullman, che aveva molti studenti laureati promettenti, che lavoravano in molte aree appassionanti”, mi ha detto la Professoressa Thuraisingham. “Uno di questi era SergeyBrin, il fondatore di Google. Il programma MDDS della comunità di intelligence forniva fondamentalmente a Brin il finanziamento d’avviamento, che è stato integrato da molte altre fonti, incluso il settore privato.”
In un articolo straordinario presentato dal sito web dell’Università del Texas, Thuraisingham allega la copia di un estratto del programma MDDS della comunità di intelligence degli Stati Uniti, presentato all’”Annual Intelligence Community Symposium” nel 1995. L’abstract rivela che i principali sponsor del programma MDDS erano tre agenzie: l’NSA, l’Office of Research& Development della CIA e il Community Management Staff (CMS) della comunità d’intelligence, che opera sotto il direttore della Central Intelligence.

Appena prima nell’articolo, Thuraisingham ribadisce che lei e il suo collega alla CIA, il Dr. Steinheiser, incontravano regolarmente Brin per essere al corrente del suo lavoro nello sviluppo di Google:

Estratto dall’articolo di Thuraisingham all’Università del Texas

Brin e Page hanno ufficialmente incorporato Google come azienda nel settembre 1998, lo stesso mese in cui hanno riferito a Thuraisingham e Steinheiser.
Nel decennio successivo, Google ha continuato a essere promosso da varie agenzie governative, agglomerati del settore privato e finanzieri globali, in particolare per mezzo di un oscuro think-tank del Pentagono, noto come Highlands Forum, dove tali network si riuniscono regolarmente ancora oggi.
La reazione del complesso industriale dei media, nella sua globalità, a questa notizia è istruttiva.
È stata totalmente oscurata dai media in lingua inglese: fa eccezione il sito di notizie tecnologiche statunitense, Gigaom, che segnalava la notizia nel contesto di un altro rapporto su Wikileaks e Google. David Meyer, un giornalista senior di Gigaom, ha descritto l’indagine come segue:
 “Un interessante, sebbene estremamente denso, resoconto delle interazioni di vecchia data di Google con l’esercito e l’intelligence statunitense è stato pubblicato la scorsa settimana su Medium.”
La notizia è stata ripresa anche da alcuni organi di stampa stranieri mainstream. Un redattore senior di Forbes ha trattato esaurientemente il mio articolo, ma era disponibile solo in Ceco. Anche il quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau ha riportato le mie scoperte in modo prominente, insieme al quotidiano ungherese Novilist.
Ma niente di più. Ciò ha implicazioni molto importanti che meritano un’attenta valutazione: in breve, la storia segreta del finanziamento d’avviamento e fondazione di Google da parte della CIA e dell’NSA irrompe allo scoperto – ma non un singolo giornale in lingua inglese vuole trattare o persino riconoscere la notizia.
Eppure quanta portata più ampia potrebbero avere le notizie, rispetto a uno dei più grandi “catalizzatori di notizie”, che fin dall’inizio è stato talmente allineato alla comunità d’intelligence statunitense?
La mancanza di interesse non è il risultato di una cospirazione. È la conseguenza prevedibile del fatto che il complesso industriale dei media globali rappresenta una struttura istituzionale altamente centralizzata che perpetua una cultura di obbedienza servile al potere.
OPINIONE: il complesso industriale dei media globali oscura in gran parte importanti conoscenze sulla struttura e sulla natura del potere. Ecco perché questa è probabilmente la prima volta che avete visto prove dirette che il più potente proprietario di media al mondo, Google, è stato fin dall’inizio messo al mondo con il supporto della comunità d’intelligence degli Stati Uniti.
In generale, le potenze della tecnologia dei media globali come Google sono spesso concepite in modi che non capiamo. Ciò ci dà un’idea di come il potere opera effettivamente in modo non trasparente.

Potere e controllo
Ma non si tratta di stabilire se Google sia o meno unicamente “malvagio”(2). Si tratta di una configurazione più ampia di modelli incestuosi di proprietà e reti sociali in tutto il panorama dei media globali.
Prendete in considerazione William Kennard. In precedenza, ha fatto parte del consiglio di amministrazione del New York Times ed è diventato Presidente della Federal Communications Commission degli Stati Uniti. In seguito, è entrato a far parte, come Amministratore Delegato, dell’imponente società di investimenti del settore della difesa e della tecnologia, la Carlyle Group, dove ha condotto investimenti in telecomunicazioni e media.
Si dà il caso che Carlyle Group è un importante appaltatore della difesa, proprietario di maggioranza di Booz Allen Hamilton, il famigerato gigante aziendale che gestisce diversi programmi di sorveglianza di massa dell’NSA.
Kennard è diventato poi ambasciatore degli Stati Uniti presso l’UE sotto Obama. In tale ruolo, ha spinto per i negoziati altamente riservati e pro-societari inerenti al Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), mentre ostacolava la gestione dei diritti digitali e le questioni relative al controllo di Internet, in modo favorevole sia ai Repubblicani che ai Democratici.
Carlyle è stato uno dei maggiori beneficiari, in termini di profitti, dopo che l’11 settembre ha cambiato il mondo per sempre, inaugurando l’infinita ‘Guerra al Terrorismo’. Tra i suoi investitori vi erano membri della famiglia reale saudita, la famiglia bin Laden e la famiglia Bush.
Oppure prendete in considerazione John Bryson, che ha ricoperto il ruolo di Segretario al Commercio di Obama fino al 2012. In precedenza, è stato membro del consiglio di amministrazione di Walt Disney Company per circa un decennio e, beninteso, proprietario dell’American Broadcasting Corporation (ABC). Era anche nel consiglio di amministrazione di Boeing, gigantesco appaltatore di difesa statunitense.
Nonostante le dimissioni da entrambe le cariche dopo la sua nomina amministrativa, la divulgazione di documenti governativi archiviati ha rivelato che i suoi asset stock and options in Disney ammontavano a circa 951.660 dollari, oltre a un piano di compensazione differita del valore di oltre 1 milione di dollari; mentre in Boeing era in debito tra 1 e 5 milioni, soggetto a un pacchetto di compensazione posticipata, oltre a possedere stock and options di Boeing del valore tra 250.000 e 500.000 dollari.
Oppure prendete in considerazione Aylwin Lewis, un altro dirigente di Walt Disney Company che è stato al tempo stesso direttore di lunga data di Halliburton, una delle più grandi società di servizi petroliferi transnazionali precedentemente gestita da Dick Cheney.
Nel corso dell’ultimo decennio, una controllata di Halliburton, la KBR Inc. con sede a Houston, ha ricevuto 39,5 miliardi di dollari in contratti relativi all’Iraq – molti dei quali erano accordi che non prevedevano offerta.
Oppure prendete in considerazione Douglas McCorkindale, che è stato per decenni direttore di Gannett, gigantesco agglomerato dei media, ed è Presidente di due aziende spin-off controllate della Gannett, Central NewspaperInc. e Gannett Satellite Information Network.
Gannett è il più grande editore di giornali negli Stati Uniti, sulla base della tiratura quotidiana, e possiede anche importanti emittenti televisive, network di notizie via cavo regionali e stazioni radio americane.
McCorkindale è stato anche direttore del colosso americano della difesa, Lockhead Martin, per circa un decennio, dimettendosi lo scorso aprile. È stato anche, durante questo periodo, direttore della Associated Press e di varie società di investimento in Prudential Mutual Funds.
Considerate, quindi, che queste persone detenevano simultaneamente posizioni di rilievo nei agglomerati dei media globali e nei grandi appaltatori di difesa. Hanno beneficiato direttamente dei dividendi della “ricostruzione” in zone di guerra devastate, come Iraq e Afghanistan, sulla base di guerre rese possibili da ciò che era, effettivamente, la loro stessa propaganda.
E notate che questo è un problema bipartisan.
Secondo alcune stime, ben 4 milioni di persone sono state uccise in conseguenza di decenni di invasioni e occupazioni militari occidentali nel solo Iraq.
Questo è un altro dato attendibile e terrificante di cui probabilmente finora non ne avrete sentito parlare.
Considerate che la stragrande maggioranza del pubblico non ha idea della portata di questa violenza. Il complesso industriale dei media globali promulga le stime più basse possibili, nonostante i conflitti di interesse e le falsità scientifiche relative a cifre così basse.
Considerate che queste morti in Iraq sono un semplice frammento del continuum di violenza causato dagli interventi militari occidentali in oltre 70 nazioni in via di sviluppo in Asia, Africa, Sud America e Medio Oriente dal 1945 a oggi.
Nel suo libro Unpeople: Britain’s Secret Human RightsAbuses (2004), lo storico britannico Mark Curtis calcola che il numero totale di decessi diretti e indiretti causati da questi interventi è di circa 8,6-13,5 milioni, che come precisa è una cauta stima per difetto.
Avete mai sentito parlare di questo numero?
Probabilmente no. E se vi fosse capitato, probabilmente non è stato a causa del complesso industriale dei media globali. Di questi tempi tale numero rimane in gran parte sconosciuto alla maggior parte dei giornalisti e degli editori.
I morti non sono nemmeno un aspetto imprevisto nella nostra memoria collettiva.
Si tratta di una stampa libera capace di alzare seriamente la testa contro il potere?
OPINIONE: la “stampa libera” nella sua forma attuale è strutturalmente incapace di generare conoscenze sistemiche e azioni motivanti di trasformazione, che possono aiutarci a passare a nuovi modi di lavorare e comportarci che responsabilizzino le persone in armonia con il pianeta.
Questo è il motivo per cui molti media stanno lottando; perché la tiratura dei giornali è in calo; perché il fatturato pubblicitario totale tra le società di media pubblicamente quotate – sia attraverso la stampa che il digitale – sta diminuendo; perché i profitti stanno diminuendo per ViacomWalt DisneyTime IncNews Corp e così via; perché il 65% delle entrate pubblicitarie digitali è controllato solo da cinque colossi della tecnologia, Google, Facebook, Yahoo, Microsoft e Twitter; perché la fiducia del pubblico nei media globali sta colando a picco.
Non è soltanto perché il panorama digitale ha dato nuovo potere alle entità delle ‘fake news’ per essere competitivo. È perché la “stampa libera”, in prima istanza, non è riuscita a connettersi veramente con le persone, in modo da rispecchiare la vera operazione di potere a livello mondiale.
E così la crisi globale dell’informazione e la crisi globale della civiltà – nella quale assistiamo a una convergenza che si intensifica di estremismo politico, distruzione ecologica e instabilità economica, che collabora a intaccare il tessuto delle nostre società e famiglie, decapitando le speranze della nostra gioventù – sono chiaramente la stessa cosa.
La mercificazione dell’informazione è parte integrante della mercificazione del pianeta.
Ciò non deve accadere.
Ecco perché stiamo costruendo un diverso approccio all’informazione: un sistema che fornisca alle persone i mezzi per acquisire conoscenze significative su sè stessi, il mondo che li circonda e gli strumenti per interagire in un modo che migliorerà entrambi.
OPINIONE: abbiamo urgentemente bisogno di un nuovo sistema informativo globale, indipendente, finanziariamente potente ma fondamentalmente sostenibile che generi conoscenza sistemica e ispiri azioni trasformative, che possano aiutarci a passare a nuovi modi di lavorare e comportarci che responsabilizzino le persone in armonia con il pianeta.
Benvenuti alla rivoluzione dei media
Per mezzo di PressCoin, INSURGE sta co-progettando una piattaforma unica blockchain per Open Inquiry, adatta per il 21° secolo e oltre, che rappresenti un nuovo modello di media indipendenti nell’interesse del pubblico.
Questo nuovo modello mette le persone e il pianeta al centro delle sue attività, indagando sul potere per responsabilizzare le persone e salvare il pianeta.
Il nostro giornalismo è olistico nei suoi scopi, coraggioso nella sua integrità, rigoroso nella sua ricerca, e guidato da valori di compassione, verità e giustizia.
Inseguiamo e rendiamo pubbliche le notizie che nessuno vuole trattare e facciamo luce sulle fessure tra i titoli di prima pagina.
Non seguiamo ciecamente la routine del ciclo delle notizie: trasformeremo il ciclo delle notizie.
Al centro di PressCoin c’è il nuovo formato di giornalismo di INSURGE – Open Inquiry – che ricorre a complesse scienze dei sistemi al fine d’introdurre più discipline e ritmi, per esporre ciò che sta realmente determinando i grandi problemi di oggigiorno. Il nostro formato Open Inquiry contestualizza gli scenari facendo emergere ipotesi, evidenziando fatti e dati verificabili, e segnalando le opinioni fondamentali che il nostro giornalismo produce.
Questo formato aggrega ‘assiomi’, ‘opinioni’ e ‘azioni’ provenienti dai nostri articoli (e da altre produzioni multimediali) in una massa crescente d’intelligenza pubblica che aiuta i nostri utenti a fare due più due in merito alle più grandi sfide del mondo e cosa può essere e viene fatto per risolverli.
E la cosa più significativa è che la nostra piattaforma facilita le conversazioni generative che premiano i nostri lettori e spettatori per le opinioni che offrono, il nuovo giornalismo che viene ispirato da quelle opinioni e le azioni di cambiamento nel mondo reale che quelle conversazioni catalizzano: sia che si tratti di creare nuovi servizi, avviare nuovi progetti o costruire nuove iniziative che offrono soluzioni civiche, economiche ed ecologiche.
Ecco perché descriviamo INSURGE come piattaforma di intelligence pubblica e network d’azione.
  • demolire i paradigmi politici faziosi per fare una copertura giornalistica approfondita, con integrità, che armi gli utenti con l’informazione, ma non con l’ideologia; che si focalizzi non solo sulla correttezza, ma sul generare un significato condiviso;
  • copertura giornalistica transdisciplinare che superi i tradizionali confini della specializzazione dell’informazione, ricercando interconnessioni, sinergie, parallelismi e attriti (per quanto riguarda clima, energia, cibo, economia, guerra, terrorismo, stato di polizia e così via) per portarli alla ribalta;
  • un design su misura in cui ogni notizia, anche se autonoma, rappresenta un singolo trampolino di lancio che è parte di un più ampio viaggio di esplorazione, in cui gli utenti possono connettersi con un’intera rete ramificata di notizie multimediali intrecciate tra loro;
  • indagine con uno scopo, perché ogni notizia viene riportata non soltanto per scoprire i più reconditi meccanismi del potere di oggigiorno, ma per svelare proprio in quel processo la possibilità di cambiamento;
  • sostegno per mezzo di utenti in connessione tra loro come cercatori d’informazione e fautori di cambiamento a pieno titolo, che sono anche collegati a progetti reali, aziende, imprese, enti di beneficenza, gruppi di comunità, in prima linea nella creazione di soluzioni per le sfide sulle quali indaghiamo.
Stiamo ottenendo ciò nei seguenti modi:


– Crowd-membership: una comunità per il cambiamento
Il nostro obiettivo è mettere le persone al centro delle nostre operazioni tramite un programma di adesione che faccia ricorso al crowdfunding, basato su sottoscrizione, per concedere agli utenti di accedere a un’esperienza giornalistica a lungo termine di Open Inquiry.
Le sottoscrizioni accordano agli utenti diversi livelli di accesso a un’esperienza di narrazione più profonda con un potenziale impatto significativo nel mondo reale, connessioni con cercatori di informazioni che pensano allo stesso modo e sono fautori di cambiamento e l’opportunità di interagire personalmente con i nostri giornalisti ed editori, come parte di un processo di co-progettazione in corso per costruire e migliorare la piattaforma.
La nostra piattaforma blockchain, PressCoin, estende questa colonna portante delle entrate basata su sottoscrizione in un meccanismo efficace per tracciare e misurare la partecipazione tra tutti i nostri lettori, utenti e collaboratori e ridistribuire le quote di reddito in base alla loro partecipazione.
A differenza di qualsiasi altra criptovaluta, quello di PressCoin è un equity token il cui valore è derivato dalle entrate totali generate da tutte le piattaforme sul sistema PressCoin, inclusa la piattaforma principale INSURGE. La sottoscrizione non dà solo i PressCoin che si possono utilizzare sulla piattaforma, ma si possono anche guadagnare i PressCoin contribuendo in modi generativi: creare opinioni, esplorare le possibilità di cambiamento e dare avvio ad azioni reali che possono essere finanziate da altri partecipanti utilizzando PressCoin all’interno della blockchain.
PressCoin sarà anche la prima criptovaluta che si potrà utilizzare senza soluzione di continuità nel mondo reale, utilizzando la nostra applicazione Cointype – uno scambio valido sulla base di una blockchain che permette di scambiare valute criptate e legali a commissioni zero. Con la facoltà di scambiare i propri PressCoin con qualsiasi valuta desiderata con il semplice tocco di un dito, si sarà in grado di utilizzare i guadagni ottenuti con il sistema PressCoin per aumentare le entrate e acquistare e vendere al di fuori della piattaforma.
Quindi i nostri membri non saranno solo sottoscrittori passivi. Sono la nostra colonna portante, e la nostra coscienza, la nostra prima meta nello sviluppo della piattaforma sono le notizie significative, nonché i modi migliori per far funzionare la piattaforma e migliorare ciò che facciamo.
– Sicurezza
Il social network privato che stiamo progettando per potenziare efficacemente la nostra piattaforma sarà esattamente così.
Privato. Sicuro. Affidabile.
Non cerchiamo di monetizzare le informazioni attinte dalle attività online dei nostri utenti. Al contrario, cerchiamo di massimizzare il loro accesso alle informazioni che possono usare in sicurezza per migliorare la propria vita, la vita degli altri e la Terra stessa.
Contrariamente a Facebook e Google, qualsiasi valore monetario per i dati generati dall’attività sulla piattaforma sarà di proprio possesso, per la distribuzione tramite azioni a reddito equo – non monopolizzato e venduto ad aziende terze. Il vero valore di tutti questi dati sarà la sua utilità per le persone e il pianeta: le opinioni che può generare; e come ciò può aiutare ognuno a sostenersi e attivarsi per intraprendere azioni costruttive nel mondo.
– Potere finanziario
Gli interessi speciali mai ci manovreranno. Questo perché INSURGE non fa pubblicità. Il nostro modello finanziario si basa invece su molteplici flussi di entrate: oltre alla crowd-membership, che comprende articoli commissionati, in successione e libri bianchi; licenza dei nostri processi proprietari; analisi di mercato e politica; canale (video, ecc.) e simposi; combinazione di sottoscrizioni e compartecipazione alle entrate per le collaborazioni.
Il network giornalistico PressCoin / INSURGE include luminari come il corrispondente di guerra John Pilger, l’editorialista del Washington Post, Barkha Dutt, e il pioniere digitale Lance Weiler (individuato da Businessweek tra ‘the 18 who changed Hollwood’) – comprendente una base di follower di start-up di milioni di persone. Anche con un tasso di conversione del 5% da follower a sottoscrittori, la nostra colonna portante dei ricavi ci fornisce solide fondamenta e garantisce che il valore della nostra criptovaluta, il PressCoin, sarà legato a ricavi reali, sostenibili e in crescita – mentre continuiamo ad accrescere i network, per quanto riguarda pubblico e coinvolgimento.
In questo modo, stiamo immunizzando le nostre strutture editoriali dall’influenza indebita di interessi speciali, rendendoci liberi di impegnarci veramente senza esclusione di colpi in Open Inquiry, per le persone e il pianeta.
– Creare notizie in modo partecipativo
Stiamo costruendo un gruppo e un procedimento per scrivere, creare e produrre reportage di altissima qualità, che funzionano non solo come unità autonome, ma soprattutto come un’opportunità per lettori, utenti, ascoltatori e spettatori d’intraprendere un viaggio di scoperta più profondo nelle questioni sollevate nell’articolo e le domande trasversali che si dischiudono.
Ciò significa anche trarre le conclusioni su più temi e notizie, all’interno e tra tutti nostri reportage, incorporando le connessioni tra loro all’interno del testo, audio e video, piuttosto che soltanto posizionati in una barra laterale o alla fine come un’aggiunta.
In quanto tali, i nostri reportage non saranno elementi fissi, statici, isolati. Proprio come il mondo reale è pieno di cambiamenti e complessità, la nostra piattaforma è aperta e reattiva a commenti e critiche construttivi. Stiamo creando un sistema che premi i commenti generativi degli utenti e che li utilizzi per creare nuovi e migliori reportage.
– Sostegno lungimirante
Non siamo fornitori passivi di “notizie”, né osservatori falsamente obiettivi del mondo.
Siamo partecipanti attivi, consapevoli di noi stessi come soggetti, in cerca di obiettività attraverso Open Inquiry e l’impegno con il mondo basato sui valori, al servizio delle persone e del pianeta.
Al contrario, le piattaforme esistenti amplificano il dissenso. Promuovono un senso di apatia e rassegnazione sullo stato del mondo, e su cosa si può fare a riguardo – e lo fanno sotto le spoglie dell’ʽimparzialitàʼ.
Il sistema PressCoin fornisce a INSURGE un nuovo tipo di social network che fa il contrario. Usando un formato di giornalismo esplicitamente progettato per allenare la mente nelle capacità di pensiero critico in grado di far fronte alla polarità e alla contraddizione, navigare nella complessità e passare a conversazioni generative a seconda dell’eventualità, colleghiamo a risultati costruttivi la copertura delle notizie realizzata efficacemente.
Ciò significa che non stiamo solo indagando sulle “cattive notizie”: siamo in prima linea nella rivoluzione, rivelando, creando un modello e testando soluzioni reali alle nostre sfide globali, tutto in un’unica piattaforma blockchain.
E questo è anche il motivo per cui, soggetto a PressCoin, INSURGE tanto per cominciare condurrà lo sviluppo di altre quattro piattaforme, per affrontare alcuni dei più fondamentali deficit del giornalismo attuale: NEXTELECTION, un localizzatore elettorale che racconta le storie degli sfidanti rispetto a chi è in carica; MOJONOMY, una piattaforma per cittadini giornalisti di tutto il mondo; ZOLORI, che si concentra sulle notizie locali; e CHICKENSOUP.NEWS, una fonte di notizie votata a raccontare storie positive.
Cosa significa…
La nostra nuova piattaforma rappresenta un taglio fondamentale rispetto al vecchio paradigma del giornalismo dell’era industriale.
Stiamo costruendo una piattaforma dedicata alle persone e al pianeta, che colmi il divario tra creatori e consumatori di ʽnotizieʼ, che superi il modello finanziario che non funziona più del “churnalism”(3) e costruisce la sostenibilità creando valore per gli utenti a ogni livello.
La nostra piattaforma rappresenta una nuova opportunità per trasformare in modo permanente come oggigiorno viene realizzato il giornalismo.
Alziamo l’asticella in misura tale da costringere i nostri concorrenti o a elevarsi con noi o ad affondare.
E così facendo, stiamo piantando i semi di un nuovo modo per migliorare e condividere le informazioni, al fine di creare un mondo migliore per tutti.
La nostra piattaforma renderà ogni reportage che leggete, guardate, sentite un’opportunità per intraprendere un viaggio di esplorazione e scoperta; una risorsa che si apre in una rete di storie che possono dischiudere nuove opinioni al mondo, a noi stessi e alle nostre società; e un’opportunità per far avanzare e impegnarsi nel processo di narrazione, per mezzo di una conversazione curata e collaborativa.
La nostra piattaforma creerà opportunità per entrare in contatto con persone come voi, affamate di conoscenza approfondita del mondo, il vostro posto in esso e come valorizzare entrambe; mentre si scoprono le strutture, i sistemi e le interconnessioni che guidano eventi globali e locali.
La nostra piattaforma creerà anche opportunità per mostrare il lavoro che state facendo per cambiare il mondo; connettersi con gli altri creando cambiamenti nei propri contesti – e condividere le migliori pratiche nello sviluppo e nell’ideazione di progetti, per responsabilizzare le persone e salvare il pianeta.
Benvenuti alla rivoluzione dei media: la piattaforma di intelligence e network d’azione per il cambiamento che dobbiamo essere nel mondo, proprio ora.
AZIONE: Potete trovare ulteriori informazioni su PressCoin visitando il nostro sito Web e leggendo il nostro libro bianco. La prevendita ICO(4) di PressCoin sarà disponibile dal 22 novembre 2017. Unitevi alla nostra pre-ICO crowdsale(5) e diventate investitori e proprietari della rivoluzione dei media.
Il Dr. Nafeez Ahmed è un giornalista investigativo che è stato premiato per i suoi 16 anni di lavoro ed è creatore di INSURGE INTELLIGENCE, un progetto di giornalismo investigativo per l’interesse pubblico basato su crowdfunding, pubblicazione principale di PressCoin. È editorialista di ‘System Shift’ su Motherboard di VICE, editorialista per Middle East Eye, e in precedenza faceva il cronista di geopolitica per il blog Earth Insight di The Guardian.
Il suo lavoro è stato pubblicato su Independent on Sunday, The Independent, The Scotsman, Sydney Morning Herald, The Age, Foreign Policy, The Atlantic, Quartz, New York Observer, The New Statesman, Prospect, Le Monde diplomatique, Raw Story, New Internationalist, Huffington Post UK, Al-Arabiya English, AlterNet, Ecologist e Asia Times, e non solo lì.
Nafeez è stato incluso due volte nell’elenco “Top 1.000” delle persone più influenti di Londra, pubblicato dall’Evening Standard ed è stato insignito del Project Censored Award per l’Eccezionale Giornalismo Investigativo nel 2015, del Premio Routledge-GCSP Essay nel 2010 e del Premio Napoli (il Premio letterario più prestigioso in Italia creato per decreto del Presidente) nel 2003. Il suo lavoro è stato utilizzato dalla Commissione sull’11/9 e dall’Inchiesta 7/7 del Coroner.
Il suo ultimo libro, Failing States, Collapsing Systems: BioPhysical Triggers of Political Violence (Springer, 2017) è uno studio scientifico su come il clima, l’energia, il cibo e le crisi economiche stanno determinando il fallimento degli Stati in tutto il mondo.
Fonte originale:  https://medium.com/insurge-intelligence/we-are-using-the-blockchain-to-give-the-media-back-to-the-people-join-us-9a8f2953f589
Tratto da: https://comedonchisciotte.org/come-la-blockchain-restituira-i-media-alle-persone-per-salvare-il-pianeta/
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NICKAL88.
Note a cura del traduttore
(1) Il ritorno energetico sull’investimento energetico, più noto con la sigla EROEI (o EROI), acronimi dell’inglese Energy Returned On Energy Invested (o Energy Return On Investment), ovvero energia ricavata su energia consumata, è un coefficiente che, riferito a una data fonte di energia, ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica. Qualsiasi fonte di energia costa una certa quantità di energia investita, da considerarsi come congelata nella fonte di energia stessa (per la costruzione e il mantenimento degli impianti), quantità che l’EROEI cerca di valutare.
Da un punto di vista matematico, è il rapporto tra l’energia ricavata e tutta l’energia spesa per arrivare al suo ottenimento. Ne risulta che una fonte energetica con un EROEI inferiore ad 1 è in perdita da un punto di vista energetico. Fonti energetiche che presentano un EROEI minore di 1 non possono essere considerate fonti primarie di energia poiché il loro sfruttamento impiega più energia di quanta se ne ricavi. L’EROEI si rivela un parametro fondamentale per operare scelte strategiche di politica energetica, valutando e comparando l’approvvigionamento fra diverse fonti energetiche.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Ritorno_energetico_sull%27investimento_energetico
(2) Don’t be evil (“Non essere malvagio”), talvolta riportato erroneamente come Do no evil è il motto aziendale di Google.
Venne coniato per la prima volta da un ingegnere, durante una riunione, e sta a significare l’intento della stessa azienda di non usare i dati per scopi malevoli, e comunque mantenere un codice di condotta leale e “dalla parte dei buoni”, ovvero da quella degli utenti.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Don%27t_Be_Evil
(3) Churnalism – La caduta di qualità del giornalismo contemporaneo ha molti aspetti e varietà. Una è l’indulgenza nei confronti dei comunicati stampa o delle notizie promozionali spacciati come notizie senza verifiche, senza filtro critico, senza selezione: incollati tal quali nelle pagine di giornali.Nel 2008 il giornalista della BBC Waseem Zakir coniò il neologismo churnalism per descrivere questo approccio al mestiere, sincrasi di churn out (produrre, produrre in serie, sfornare) e journalism.
Fonti:
  • http://www.usigrai.it/la-differenza-tra-giornalismo-e-churnalism/
  • http://www.wittgenstein.it/2011/02/24/la-guerra-contro-il-churnalism/
  • http://www.wordreference.com/enit/churn%20out
(4) Initialcoinoffering, in sigla: ICO (in italiano, letteralmente: Offerta di moneta iniziale) è un mezzo non regolamentato di crowdfunding nel settore finanziario.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Initial_coin_offering
(5) Crowdsale– vendita di criptovalute, o token, da parte dell’azienda che ne detiene una certa quantità e che solitamente coincide con l’azienda che ha creato e gestisce un certo progetto che si basa sulla criptovaluta stessa.